Scripturae di testi, versi & writings

L'atto di scrivere è un atto di verità. E' il mondo interiore e testuale dove si riscoprono impreviste corrispondenze, nella lotta con il tempo e il silenzio. La parola sulla carta trova il suo volto e la sua voce.

Myself beyond
the Time

Utente: dzizza
Nome: Davide Zizza
Un viaggiatore nell'introspettiva. Una riflessione invisibile, una parola istantanea e meditata al tempo stesso, silenzio e voce in un passaggio di respiro. Un soffio di ruah racchiuso nel suo segno grafico. Infinitesimo geroglifico, sillaba e suono di un alfabeto umano

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My mind meditates, softly thrown in the music of

:::: Franco BATTIATO ::::

:::: G. ALLEVI ::::

:::: NOUR Ensemble ::::

:::: MILLADOIRO ::::

On Air

......coming soon ;-)

Existence

Le lingue descrivono il mio ambito di interesse. Ma in realtà devo dire che il mio interesse è la parola in tutte le lingue (almeno quelle che conosco e imparo a conoscere); la parola nella sua metamorfosi, nella sua profondità, nel suo segno, nella sua voce e nella sua musica. E la parola è testo, e il testo è infinito in tutte le sue interpretazioni (quelle plausibili ovviamente!) e in quell'intimo link che collega uno scritto ad un altro senza che questi abbiano stretta relazione di richiamo reciproco.
La verità risiede nel fondo e la si può raggiungere solo se si discende e si trascende.
La conoscenza è libera, per questo non ha proprietari!

Respiro Interiore

Mediterraneo è il respiro dell'aria salina che porta il sapore del mare all'alba quando il giorno ancora non è spuntato col suo occhio. Mediterraneo è il tonfo sordo delle barche attraccate al porto, la corda annodata, la rete che raccoglie il pescato. Terra dove passò la storia degli uomini.

Odi et Amo

Odio : le giornate stressanti
Amo : la scrittura, le giornate di pioggia, il nero d'Avola, le lasagne, il mare calmo, un libro in edizione Meridiani, i pomeriggi e le sere di primavera (anche se ho l'allergia in quel periodo), caffé forte ristretto, i quadri di Van Gogh, insomma parecchie cose
La mia musica : F. Battiato, J. Camisasca, Elisa, Milladoiro; classica, opera, poi vedi categorie in costruzione
I miei libri : readings in progresss, see below

Reflections

Ancora qualche cosa c'è che resiste in questo mondo che cambia continuamente volto.
Una nota musicale che per esempio cade in fondo alla propria memoria e risveglia l'intelletto e la sensinilità, come una goccia che cadendo provoca l'amplificazione dei cerchi acquatici.

Tesi di Laurea

"Per il glossario del Tristran di Béroul"

Analyse philologique de l'ancien français dans la version du manuscrit de Tristran composée par Béroul

Interessi di ricerca

Linguistica generale; Linguistica e Filologia romanza; Traduzione; Letterature comparate; Teorie della testualità.

Critic or Artist?

Il confine tra critico e artista è talvolta molto sottile, a tal punto che è facile rilevare 'in controluce' una corrispondenza dei ruoli. Quanto è critico il critico e quanto è artista l'artista? Volendo, quanto è artista il critico e quanto è critico l'artista? Una risposta si trova nel saggio di O. Wilde che ha ispirato successivamente J. Joyce, "The critic as artist", un saggio che propende fra i due confini che da sempre si sovrappongono vicendevolmente.

Traduzioni

(Non ancora pubblicate in quanto realizzate a scopo di ricerca personale)

1. René GIRARD, ‘A propos du film de Mel Gibson, La passion du Christ’ (it. 'La Passione secondo Mel Gibson; in lingua inglese sul sito americano Antropoetica);
2. Mircea ELIADE ‘Structure et fonctions du mythe’ pubblicato su Civiltà delle Macchine 4/6, 1979, pag. 46–48 (traduzione dal francese di Davide Zizza, in it. 'Strutture e funzioni del Mito)

Musica Medievale

La musica medievale e rinascimentale è nota per delle particolarità davvero interessanti; è in primis una musica che riflette la sua epoca storica in modo più completo delle altre espressioni musicali più moderne. Questo genere di musica inoltre ospita nel suo vasto repertorio tutta la testualità antica dei più importanti manoscritti dei Paesi romanzi come la Spagna, il Portogallo, la Francia, l'Italia latina e volgare. Ha la caratteristica di essere eseguita con la strumentazione antica dell'epoca - di qui il motivo perchè riflette il suo periodo storico. Melodia, lirismo e peinture espressiva sui generis; la musica medievale trae ispirazione da se stessa, dal suo dinamismo poetico e concettuale. Oltre ciò, tollera molto, nel senso che ha assorbito in sè le altre culture antiche quali quella araba, ebraica (vedi la Spagna di Isabella di Castiglia) letterarie e tradizionali.

Il migliore direttore d'orchestra catalano (à mon avis): Jordi SAVALL
La migliore cantante lirica spagnola (sempre à mon avis): Montserrat FIGUERAS
Il miglior Ensemble Musicale: ESPERION XXI

La mia virtual library

Textos Antiguos

Llibre Vermell de Montserrat
Le Cantigas de Santa Maria

Musica Classica

L'assoluto in ambito di musica classica di scuola russa è senz'altro il caro Sergej RACHMANINOV. L'opera n° 30 in D minor è a dir poco poetica perché crea di se stessa un mito della nota contrapposta al silenzio.

Partecipo A

Letture in progress


La Bibbia (lettura in corso perenne)
Mircea Eliade - Il Sacro e il profano
Mircea Eliade - I riti del costruire
Sandòr Marai - Le Braci
Walter Burkert - La creazione del sacro
René Girard - La violenza e il sacro/ Il capro espiatorio
Borges - L'Aleph
Borges - L'Artefice
Lars Gyllensten - Sette saggi maestri sull'amore
Hermann Hesse - Siddharta
H. Hesse - Pellegrinaggio in Oriente
Elemire Zolla - Archetipi
Elemire Zolla - La filosofia perenne
Otto Walter - Gli dèi della Grecia
Inni Orfici (a cura di G. Faggin)
Le lamine d'oro orfiche a cura di G.P. Carratelli

.:.: Claim on the property :.:.

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Scripturae è un blog dedicato allo studio della testualità, della linguistica, della scrittura, della cultura; escluse le eventuali citazioni, di cui viene riportata la fonte diretta e completa, riflessioni, stesure e testi sono opera intellettuale dell'autore del presente blog per cui i diritti sono riservati e tutte le pubblicazioni sono copyright dello stesso; è vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, senza autorizzazione dell'autore, e una volta ottenuta, deve essere necessariamente segnalata la fonte; per chi voglia attingere materiale, ha l'obbligo di presentare richiesta via mail al seguente indirizzo di posta scripturae@katamail.com

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Ipse dixit


"In silenzio soffro i danni del tempo.
Le aquile non volano a stormi.
Vivo è il rimpianto della via smarrita,
nell'incerto cammino del ritorno"
(Franco Battiato)


Due sono le cose che resteranno immutate nel tempo: i sentieri dei fiumi e i dolci imperscrutabili sentieri dell'amore
(Proverbio giapponese)


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~ Davide Zizza ~


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venerdì, 29 maggio 2009

L'Amore e il Testo

"Odi et amo". Quante volte, con entusiasmante gioventù abbiamo incontrato questo distico! E come lo sapevi tradurre bene quando ti innamoravi. Certo, oggi i ragazzi preferiranno Moccia (che personalmente non gradisco), ma per ogni gioventù c'è un tipo di poesia e di prosa che si ama e si copia sui diari e che ci rappresenta nella nostra età adolescenziale. Eppure, per quanto possa sembrare giovanile Catullo, la realtà dei fatti è complessivamente controversa. Perché l'amore di per sé è controverso, strano. Gino Paoli canta "Se non so mare come si deve amare, come un bambino, come un cretino.." In effetti amare è forse qualcosa che possono sapere solo i bambini che amano disinteressatamente o i 'cretini'. Dicevamo, l'amore è quindi controverso perché Lesbia ama Catullo a giorni alterni - perché probabilmente ne ama un altro, probabilmente Marziale - e Gino Paoli ama con una forza romantica e tipicamente poetica ("Averti addosso, sì, come una camicia...") che può non essere sempre esclusiva. Non parlerò d'amore perché parlandone è come se non se ne sapesse abbastanza: dirò solo che la controversia d'amore è di capire se l'Altro che desideri è davvero ciò che il fondo del cuore di suggerisce. Perché di fatti, desiderare una persona è facile, perché ti può attirare, può intrigare, ma mi ricorda una canzone di Bocelli "se il cuore ti dice che è lei...lei sarà la tua strada."

Allora il significato di "Odi et amo" può ritrovarsi insito nella traduzione che ne facciamo se in falsariga leggiamo "ma sento che ciò accade, e mi tortura" come un qualcosa di esclusivo oppure è un senso di vaghezza che si scontra con la canzone di Bocelli, la cui esclusività nell'amare è ancora più incisiva? Cioè Catullo può piacere perché i ragazzi amano rivedersi nella situazione di Catullo o perché trasmette un senso tutto personale dell'amore come controverso ma comunque esclusivo? Siccome non ho fatto sondaggio fra alunni e mi sono occupato anche dell'estetica della ricezione di un testo, mi sento di dire che a livello di lettura di un testo come quello di Catullo accade uno scambio osmotico fra il punto di vista dell'esperienza "letteraria" (il testo trasmesso nel tempo) dell'autore e il punto di vista l'esperienza umana del lettore. Cioè autore e lettore (nonostante la distanza temporale) si incontrano e parlano di un tema precipuo, di cui certo non troveremo il famoso feedback perlocutorio (Cesare Segre docet), ma troveremo il punto dove la sovrapposizione delle lezioni - lezione da intendere come modi di lettura, come si fa in filologia - aiuta ad avvicinare due mondi divisi dallo specchio delle parole, e quindi scrittura e lettura si incontreranno nella parola scritta: specchio di due mondi in perenne scambio umano e culturale.

Perché scrivo questo oggi? Che domanda: oggi cominciando a rileggere un libro davvero bello che mi è stato consigliato questo inverno - Firmino di Sam Savage - mi è venuto in mente che alle superiori mi ero avvicinato a Catullo per amore. Per amore non suo ovviamente...

essais et écritures de dzizza a maggio 29, 2009 12:48 | link | commenti Scripta |
amore, scrittura, lettura, ermeneutica, textus, arte della scrittura, scripturae

domenica, 24 maggio 2009

(Vorrei dirle...)
 
Frammento di una lettera macchiata di caffé ritrovata in un libro ad una fiera di Firenze, di un poeta tardo-contemporaneo a un suo amico, parlando dell'amata
(secolo XXI)
 
“Vorrei dirle, credimi, che la persona che vede non è una comparsa o una maschera greca che sfalsa doppiamente la verità. Le parlerei tenendole la mano e raccontandole quanto sono state aride alcune estati senza sapere che mi mancasse, davvero. Se solo me ne desse l'opportunità, le direi che non so leggere il latino, e il greco è solo una qualche parola di cui disconosco gli accenti. Una volta in Sicilia, mia seconda madre perché me ne innamorai quando vinsi un concorso per i neo-tragici, io non avevo altra solitudine se non le albe tutte uguali e ai tramonti cosparsi di profumi facevo memoria di quanto cercavo. Se avessi un registratore dei profumi, le farei ascoltare cosa avvertivo alle mie nari: una volta il pane era caldo come il sole, il vino era saturo di un bacio fruttato, la sera era imbrunire sotto le ali di un vento lieve, odoroso di erba.
Credimi che se potessi, le direi che le voglio bene, con tutte le regole della lingua italiana: che se potessi, le direi che la voglia di vederla supera il dolore fisico di quando una volta il suo sguardo mi estirpò il cuore; di fatti vivo per miracolo con una cicatrice sul petto che è lo sguardo dei suoi stessi occhi.”
Risposta dell’amico (nello stesso manoscritto, qualche pagina più in là):
 
“Tu non vuoi che io ti creda, perché già sai che ti credo. Se dici credimi, amico, non lo stai dicendo a me: lo stai dicendo a lei e sai che, non riuscendoci, soffri.
Fai così: poiché la sua lontananza ti tiene segregato nei sotterranei del tuo pensiero, prova ad apparirle nei sogni, e dille quanto il cuore ti suggerisce.
Il cuore non sbaglia, anche se è tachicardico.”

essais et écritures de dzizza a maggio 24, 2009 22:34 | link | commenti Scripta |
samizdat, mare interiore, prosa narrativa

martedì, 19 maggio 2009

Era un venerdì di 15 anni fa - una sera, forse una frescura di aprile sfumata di rosa e di turchese, di pensieri fitti come capelli neri, sentimenti forti come il caffé; un incontro è sempre un incontro quando due occhi guardano due occhi, ma se gli occhi di prima distolgono lo sguardo, si abbandona l'incontro. Vedete, ogni giorno ciascuna persona ha la sua storia da vivere, sguardi che si incontrano: ogni respiro è un respiro asincrono, un fiato d'amore insomma.
No, non è una storia mia, ma una storia che riflette un tempo, una riflessione, un sentore scandito dalle parole di un sonetto dal ritmo cileno, dal cuore andaluso...
La storia poi si ripete, ma con la variante di due occhi che osservano un momento diverso, un nuovo incontro. Prima era Neruda, poi fu Sanguineti.


Di pena in pena attraversa le sue isole l'amore
e stabilisce radici che poi irriga il pianto,
e nessuno può, nessuno può evadere i passi
del cuore che corre silenzioso e carnivoro.


Così tu e io cerchiamo un buco, altro pianeta
dove il sale non toccherà la tua chioma,
dove non cresceran dolori per mia colpa,
dove vivrà senz'agonia il pane.


Un pianeta intricato per distanza e fogliame,
un ermo, una pietra crudele e disabitata,
fare con le nostre mani un nido duro,

volevamo, senza danno, ferita né parola,
non fu così l'amore, ma una città pazza
dove la gente impallidisce ai balconi.

Pablo Neruda, Sonetto LXXI (da Cento Sonetti d'Amore)


*************************


1.

sessanta lune:
i petali di haiku
nella tua bocca:

 

2.

l’acquario acceso
distribuisce le rane
tra le cisterne:

 

3.

è il primo vino:
calda schiuma che assaggio
sulla tua lingua:

 

4.

pagina bianca
come i tuoi minipiedi
di neve nuova.


Edoardo Sanguineti (Haiku sui Misteri di Tokio)

 

essais et écritures de dzizza a maggio 19, 2009 23:11 | link | commenti Scripta |
poesia, amore, poetry, scrittura, pablo neruda, amour, amor, edoardo sanguineti

domenica, 10 maggio 2009

 

Parlando di poesia...(Pascoli,  da i Canti di Castelvecchio, L'ora di Barga)

Al mio cantuccio, donde non sento
se non le reste brusir del grano,
il suon dell'ore viene col vento
dal non veduto borgo montano:
suono che uguale, che blando cade,
come una voce che persuade.

Tu dici, E` l'ora; tu dici, E` tardi,
voce che cadi blanda dal cielo.
Ma un poco ancora lascia che guardi
l'albero, il ragno, l'ape, lo stelo,
cose ch'han molti secoli o un anno
o un'ora, e quelle nubi che vanno.

Lasciami immoto qui rimanere
fra tanto moto d'ale e di fronde;
e udire il gallo che da un podere
chiama, e da un altro l'altro risponde,
e, quando altrove l'anima è fissa,
gli strilli d'una cincia che rissa.

E suona ancora l'ora, e mi manda
prima un suo grido di meraviglia
tinnulo, e quindi con la sua blanda
voce di prima parla e consiglia,
e grave grave grave m'incuora:
mi dice, E` tardi; mi dice, E` l'ora.

Tu vuoi che pensi dunque al ritorno,
voce che cadi blanda dal cielo!
Ma bello è questo poco di giorno
che mi traluce come da un velo!
Lo so ch'è l'ora, lo so ch'è tardi;
ma un poco ancora lascia che guardi.

Lascia che guardi dentro il mio cuore,
lascia ch'io viva del mio passato;
se c'è sul bronco sempre quel fiore,
s'io trovi un bacio che non ho dato!
Nel mio cantuccio d'ombra romita
lascia ch'io pianga su la mia vita!

E suona ancora l'ora, e mi squilla
due volte un grido quasi di cruccio,
e poi, tornata blanda e tranquilla,
mi persuade nel mio cantuccio:
è tardi! è l'ora! Sì, ritorniamo
dove son quelli ch'amano ed amo.

essais et écritures de dzizza a maggio 10, 2009 22:55 | link | commenti Scripta |
poesia, poetry